Ricordo la prima volta che ho visto una tua foto: ero a casa di Thomas, che, come al solito, chattava con voi dell’A.Na.Co…mi chiamò e mi disse: “Vieni a vedere, questo è il mitico Beppe!”.
Avevi un’espressione strana, una cosa che stava in mezzo tra il sorpreso e il sensuale; dissi “Carino” e girai il viso verso il televisore. Non avevo voglia di sentire Thomas tessere lodi su di te quel giorno, la mia vita era troppo incasinata per permettermi di sentire altro.
Ti rividi dal vero al Festival, la mia prima fiera con l’A.Na.Co. Ricordo che andavi in giro, vagando come un’anima errante, alla ricerca di Puchiko perché ti truccasse e dato che Ota non mollava il computer che tentavo di conquistare, mi proposi come sostituta-truccatrice, con la voglia di una che non ha nulla da fare.
Ricordo che avevo una paura matta di farti male con quella maledetta matita! Pensa, non avevo nemmeno notato gli occhi, tanto ero concentrata!
La prima volta che li vidi fu quando finii di truccarti, li osservai nel pieno della loro bellezza.
Mi chiedo ancora come ho fatto a non vederli…
Ti tenni seduto per un po’ e ti salutai amichevolmente: come potevo sapere che tu saresti diventato poi così importante?
Ti costrinsi ad abbracciarmi quella volta; tra gente che cercava di sollevarmi e altri che mandavano occhiate strane, mi mancava un tuo abbraccio per essere soddisfatta.
Dopo la fiera tutti mi chiesero se fossi innamorata di teXD
Mi vedevano sempre con te o nei pressi…
La verità più scarna e reale è che eri uno dei pochi tra gli “sconosciuti” con la quale mi trovavo a mio agio pur non conoscendoti.
Sembra assurdo dirlo ora, dopo 5 mesi, ma è stato così per me.
Fiera dopo fiera, sera dopo sera, Death Note dopo Death Note, ho scoperto sempre di più quello che sei e quello che vuoi sembrare; ho osservato con attenzione il tuo modo di consolare e di agire con amici meno o più cari.
Hai avuto molte occasioni di prendermi e usarmi: venni da te, lacerata e distrutta, e tu, con un abbraccio, mi consolasti.
“No, non voglio ferirti…capiscimi, io ti voglio bene”
Non tutti lo avrebbero fatto amico mio, non tutti mi avrebbero catalogata come amica data la mia debolezza.
Io so di essere banale ma credo che in questi casi un “Ti voglio bene anch’io” valga più di un milione di parole.
Il resto è silenzio, James.

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Non saprei cosa scrivere se non che mi disprezzo dal profondo dell'anima. Non me ne frega se pensate che sono un'emo, a dire il vero non me ne frega un cazzo di quello che pensate.amo
...ma che cazzo ne so.odio
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